Gli scultori

I gruppi scultorei che si celano all’interno degli edifici sono la componente fondamentale della narrazione, il cuore vero e proprio del Sacro Monte. Diversi furono gli artisti che operarono ad Oropa ed è generalmente possibile individuarne e riconoscerne la produzione: la classificazione delle opere fondata su un criterio cronologico risulta infatti confermata dall’analisi dei tratti stilistici.
I fratelli D’Enrico furono i primi scultori che lavorarono al Sacro Monte: famiglia di grandi artisti della statua li troviamo attivi anche a Varallo. La mano più abile fu quella di Giovanni che operò tra il 1620 ed il 1640. I tratti caratteristici dei D’Enrico sono l’incisività ed il realismo: i loro personaggi si distinguono per gli atteggiamenti naturali e spontanei che lasciano trasparire le emozioni interiori quali gioia, stupore, estasi. La tensione è comunicata in modo esemplare, le statue sembrano pronte a muoversi da un momento all’altro. La mano dei D’Enrico plasma visi dai lineamenti profondi, fronti corrugate, occhi accesi, mani nervose, inoltre per le barbe ed i capelli furono utilizzati elementi naturali, per enfatizzarne il realismo.

Tra i personaggi più espressivi ricordiamo il vecchio commensale* della cappella delle Nozze di Cana (10), che si volta ad osservare il miracolo dell’acqua tramutata in vino. Si noti la tensione e la spontaneità generate dalla posizione ruotata della figura: una mano appoggia sullo sgabello e l’altra stringe il tovagliolo, quasi non avesse avuto il tempo di posarlo.

Ma il capolavoro è, senza dubbio, la grande scena composta da oltre 150 statue realizzate per la cappella dell’Incoronazione di Maria (12).Tutti i personaggi assistono al trionfo della Vergine, gli sguardi, i gesti sono tutti rivolti verso un unico punto, l’architettura stessa è concepita per enfatizzare la verticalità della scena, è una sinfonia scultorea. Si osservino i personaggi schierati a partire dal basso organizzati in strati sovrapposti che si elevano verso il cielo raggiungendo una purezza sempre maggiore.

 

 

 

 

 

L’altra grande famiglia di plasticatori che operò ad Oropa fu quella degli Auregio, in particolare Pietro Giuseppe e Carlo Francesco.

Si tratta di artisti biellesi che si differenziarono dai precedenti per lo stile ed anche per il periodo più tardo in cui operarono. Iniziarono i lavori nel 1702 con la realizzazione del gruppo scultoreo della cappella della Presentazione di Maria (3), interessante soprattutto per le statue della Madonna, ritratta ancora fanciulla e per quella del Sommo Sacerdote, imponente e severo.

I loro personaggi si distinguono da quelli dei D’Enrico per un’espressività più pacata, i lineamenti dei volti sono paffuti, gli atteggiamenti pur mantenendo una notevole vivacità sono meno drammatici, la tensione della scena è vissuta in maniera meno inquietante. Vi sono gruppi scultorei di altri artisti sui quali gli Auregio intervennero per ripararne i danni causati dal tempo o semplicemente perché non più graditi. Nella cappella dello Sposalizio di Maria (5) le statue di Giovanni D’Enrico non furono alterate dalla mano degli scultori biellesi; nel caso della cappella della Purificazione di Maria (9) gli interventi furono più pesanti e si percepisce la coesistenza forzata con lo stile più modesto di B. Termine autore del gruppo originario. Pietro GiuseppeAuregio si espresse ai più alti livelli nella cappella della Dimora di Maria al Tempio (4). L’ingenuità delle fanciulle si contrappone alla severità dell’istitutrice; la scena è vivace e unitaria: si possono comunque individuare più gruppi di ragazze che attendono a lavori diversi, collocate sapientemente in modo da sfruttare le potenzialità della pianta a croce greca.

In questo splendido contesto, in cui si fondono arte plastica ed architettura, meritano attenzione gli sfondi dipinti da Giovanni Galliari, esponente di una nota famiglia di pittori e scenografi biellesi di fama europea. Tratto distintivo della mano degli Auregio è il modo di raffigurare la Madonna, sempre giovane con un volto dolce e sereno, simile in tutte le cappelle. Va infine ricordata la straordinaria capacità di questi artisti nel modellare le glorie: gruppi di angeli e cherubini che, delicatamente appoggiati su nubi gonfie, con il Padre Eterno dominano dall’alto le scene.

Nel lasso di tempo che intercorse tra l’attività di queste due grandi famiglie di scultori lavorarono ad Oropa altri artisti: Francesco Sala di Como fu artefice delle statue originarie della Natività di Maria (2), sulle quali intervennero gli Auregio.

 

 

 

 

 

Agostino Silva, Giacomo Barberini di Laino, lo Scotto e l’Aliprandi attesero alla realizzazione del gruppo scultoreo dell'Assunzione di Maria (11).

Prima degli Auregio vanno ricordati il pittore Carlo Antonio Serra e Bartolomeo Termine, zio di Pietro Giuseppe Auregio. Il Termine fu, probabilmente, autore delle statue dell’Annunciazione (6) e della Purificazione di Maria (9).
Alla fine degli anni sessanta, le statue e gli interni affrescati di quasi tutte le cappelle subirono un restauro a dir poco disastroso ad eccezione della cappella dell’Incoronazione di Maria (12) che fu allora risparmiata. Colori sgargianti, spesso non appropriati, ritocchi grossolani sui lineamenti dei volti e delle mani, raffigurazioni murali sempliciotte hanno stravolto gran parte delle scene. Al visitatore sembrerà di essere capitato in uno di quei parchi di divertimenti dove il colore rende tutte le cose un po’ posticce, ma non è così: per comprendere l’arte del Sacro Monte di Oropa è necessario compiere un piccolo sforzo per isolare gli elementi di disturbo, e non sono pochi, e calarsi col pensiero, facendo un balzo indietro di tre secoli, nell’atmosfera che circonda le statue e gli edifici di questo complesso, da sempre un po’ isolato e dimenticato, ma che convive straordinariamente con l’ambiente naturale in cui è inserito.

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